Danilo Nicola Dioguardi, classe 1990, nato a Torino, ti accompagno nel racconto intimo della mia passione per la fotografia.
La mia storia ha inizio nella pittoresca città di Torino, un luogo che si riflette in molte delle mie opere, imprimendo la sua essenza in ogni scatto.
Mi avvicino alla fotografia con un amore delicato per il concettuale e il bianco e nero, cercando di catturare non solo immagini, ma l'atmosfera sottile degli stati d'animo. La post-produzione diventa la mia tela, dove dipingo con toni tenui di emozioni e riflessioni sfumate.
Contrariamente alla complessità tecnica, credo che la vera essenza risieda nella storia raccontata. Sono un autodidatta, un esploratore di pagine di libri di maestri fotografi, preferendo imparare dalle loro opere anziché seguire rigidi percorsi formativi.
Nel mio mondo, la fotografia non è legata a uno stile definito, ma è un flusso di sperimentazione, un archivio di ricordi intrecciato con persone e momenti che attraversano la mia vita, immortalati dietro l'obiettivo.
Fin da bambino, cerco attimi da catturare, e nel 2019 sento il bisogno di esplorare nuovi volti, sperando di trovare la vibrazione giusta. In quattro anni, plasmo progetti personali che non solo catturano immagini, ma scambiano emozioni profonde con le persone fotografate, risolvendo dubbi sulla mia essenza.
Oggi, nel 2023, ho preso una decisione audace: avvicinarmi alla fotografia di moda con un tocco di mistero. Questo capitolo aggiunge nuovi colori sfumati al mio percorso creativo, aprendo le porte a nuove avventure. Il mio sogno è intraprendere un viaggio straordinario collaborando con grandi brand di moda. Nel 2024, sto dedicando ogni sforzo a realizzare questo sogno, cercando con determinazione di collaborare con professionisti del settore.
Riflessioni Fotografiche:
Nella mia avventura fotografica, ho imparato che ogni scatto è un capitolo del mio personale racconto visivo. La fotografia per me è un linguaggio senza pretese di bellezza standardizzate; è il mezzo attraverso cui esprimo la mia narrazione. Come un narratore sicuro delle proprie parole, non cerco approvazione altrui, poiché ogni foto rappresenta il mio linguaggio in quel momento.
Chiedere giudizi sarebbe come narrare la mia vita e chiedere a tutti: "Vi piace? È giusto o sbagliato?" La fotografia, come linguaggio, può essere condivisa da alcuni e non da altri, senza giudizi definitivi. È una forma unica di comunicazione, dove non esiste un giusto o uno sbagliato, ma solo la bellezza della diversità interpretativa.